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Posts Tagged ‘campo di grano’

Vincent van Gogh è stato un pittore olandese, autore di quasi 900 tele e più di mille disegni, tanto geniale quanto incompreso in vita.

Per Van Gogh l’autoritratto appare quasi come una necessità, un desiderio di dialogo che non può intrecciare se non con sé stesso, l’unico mezzo per uscire da una solitudine esistenziale senza scampo, rispecchiandosi in sè per cercare da fuori le ragioni della propria sofferenza: l’autoritratto è la messa in scena del suo dramma umano, il tentativo di un’autoanalisi attraverso tratteggi, forme, volumi, colori,  il tentativo di giungere alla sintesi perfetta tra raffigurazione fisica e sentimento interiore, tra ciò che lo spettatore vede e ciò che l’artista sente. Proprio questa intenzione determina le rivoluzionarie caratteristiche formali e stilistiche della pittura di van Gogh, che diverranno proprie di tutto il movimento espressionista, scardinando ogni concetto naturalistico e delegando alla sensibilità soggettiva dell’artista l’interpretazione e la rappresentazione della realtà.

Autoritratto

Vincent van Gogh, Autoritratto, 1887

In questo “Autoritratto” del 1887, uno dei tanti realizzati da Van Gogh in periodi diversi, si nota con grande risalto l’influenza del Pointillisme, uno stile ed una tecnica che l’artista incontrò durante un suo soggiorno a Parigi in ambienti impressionisti e che lo influenzò molto in quel periodo, confluendo poi nella definizione di un suo linguaggio personale ed originale. Il colore, steso a pennellate distinte in piccole aree vicine una all’altra, in una profusione di cromatismi vivaci e contrastanti, audacemente accostati, conferisce allo spazio circostante l’immagine dinamismo ed vitalità, segni di un interiore stato psichico, mentre la figura, costruita con tratti decisi e forti, con inserti di colore puro, è l’immagine vibrante di energia di un animo percorso dalle passioni ed in continuo conflitto con sè stesso.

Notte Stellata

Vincent van Gogh, Notte Stellata, 1889

In molti sostengono che La notte stellata, ( uno dei quadri famosi più amati dagli amanti di questo artista), sia stata dipinta poco prima dell’alba. Appare chiaro soprattutto in quest’opera, il suo rapporto umano e visivo con la NaturaQui la grandiosità stellare, e del cielo, diventa l’ Universo più totale, l’immaginazione più visionaria, la descrizione emotiva di un sogno interpretato a cuore aperto. I colori diventano simboli di grandezza espressiva, e ammalia il loro dividersi e le loro proiezioni sui tetti e sugli alberi del paesaggio sottostante.

E questo cielo fatto di blu e gialli accesicontrastanti, continua a brillare sul paesaggio, scavalla la linea dell’orizzonte, ed entra indiscutibilmente nella nostra percezione emotiva.
Queste stelle abbaglianti dal blu, avvolte da spirali, e e linee, possono far riferimento a Qualcosa di più grande ancora, una presenza molto sentita da VincentAllo stesso modo, il tratto, il suo veicolo di espressione, è sempre spezzato ,”cardiaco”, tormentatoSembra sempre scandire attimi, sensazioni, angoscia che comunque sono soggetti al passaggio.
Malgrado il suo dissidio però, noi siamo ancora qui a descrivere ciò che ci ha lasciato.
Siamo ancora senza dubbio, trasportati, rapiti, ipnotizzati, da questa Notte di stelle, e strani altri astri celesti, che prima si proiettavano in un paesaggio di alberi e case, poi, nella nostra emotività.
Vanci ha passato questo, tramite la sua sofferenza, facendocelo, recepire e accettare, come una una piccola, infinita descrizione di qualche minuto di poesia, prima del risveglio del

Notte stellata, rimane uno dei capolavori artistici, più importanti del diciannovesimo secolo.

Campo di Grano con Corvi

Vincent van Gogh, Campo di Grano con Corvi, 1890

Una delle ultime e più belle opere di van Gogh è il Campo di grano con corvi, del luglio 1890, realizzata poco tempo prima del suicidio e giudicata dalla critica il suo “testamento spirituale”. Spesso si sostiene che il campo di grano ha dei toni drammaticamente cupi, accentuati dal funereo volteggiare dello stormo di corvi neri e dalle pennellate rabbiose e scomposte. Cupo in realtà è solo il cielo, che da un blu rassicurante passa a tonalità cromatiche sempre più scure, non il campo di grano. Cupa, se vogliamo, è l’atmosfera. L’artista infatti non vede futuro per la sua esistenza immediata, anche se la sua anima continua ad ardere di un fuoco divoratore. Il campo di grano è così mosso che sembra una foresta in fiamme, in cui strade vuote, che portano verso l’ignoto, cercano di farsi largo e su cui volteggiano tristi presagi: i corvi neri appunto, che sembrano arrivare come avvoltoi su un cadavere. La tela è un grido di dolore, accentuato dal ritmo a strappi, vorticoso, delle pennellate. La strada è senza via d’uscita perché i campi, che esprimono i valori rurali del passato, nulla possono contro i nuovi valori borghesi, rappresentati da un cielo che pare un oceano in tempesta, in cui il chiaro si mescola allo scuro confondendo ogni cosa. In mezzo a questo cielo tenebroso macchie bianche indistinte, misticheggianti, sembrano voler indicare gli astri o nuvole minacciose, ma in realtà raffigurano la solitudine dell’artista, ripiegato su se stesso. Nell’ansia di cercare qualcosa che colleghi il campo di grano al cielo (e il collegamento è dato appunto dalla strada), l’artista non trova altro che se stesso, svuotato, e i corvi neri sembrano essere la conseguenza ineluttabile della devastazione: stanno per arrivare come una minaccia incombente, una tempesta della natura. Con quale lucidità, dinamismo e potenza di sintesi un uomo riesce a rappresentare così la propria fine! Non essendoci luminosità nel cielo, appare chiaro che i campi sono gialli soltanto perché ricevono una luce dall’interno. Stridente è il divario tra interno ed esterno: non c’è vera comunicazione tra soggetto e oggetto, ma solo ansia d’averla e disperazione di non poterla avere. La strada infatti non è una mediazione, ma appunto un’ansia, un desiderio oscuro, nervoso, che in questo tentativo, vano, di trasformare la realtà, si rende conto di non avere forze sufficienti. Gli orli verdi dei due viottoli forse indicano l’onestà di fondo di una ricerca personale. Il campo di grano è insomma l’elegia di uno sconfitto. La strada infatti non porta da nessuna parte ed è virtualmente percorsa da una persona, l’artista, che non sa dove andare, né cosa cercare.

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