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Posts Tagged ‘curiosità’

Pierre-Auguste Renoir è stato un pittore francese, tra i massimi esponenti dell’Impressionismo.

Bal au Moulin de la Galette e’ un quadro ch’e’ divenuto un simbolo dell’impressionismo. Nel quadro sono sintetizzati soprattutto quello spirito giovane e ottimista che caratterizza i pittori, ma anche quella gioia di vivere, tipicamente parigina, che coinvolge anche le classi popolari che trovano i loro luoghi di svago nei bar lungo la Senna per una vita apparentemente senza pensieri.

Bal au Moulin de la Galette

Pierre-Auguste Renoir, Bal au Moulin de la Galette, 1876

Il Moulin de la Galette era un locale popolare di Montmartre ove si andava a ballare all’aperto. Rispetto alla Grenouille’re, in questo quadro Renoir si concentra maggiormente sulle figure che riempiono lo spazio della visione. Molti dei personaggi raffigurati sono amici del pittore. Tutto il quadro e’ pervaso da una sensazione rilassata e tranquilla. Le persone sono tutte sorridenti. Sono protetti da una ombra fresca che riflette su di loro una luce chiara ma non accecante. Nella piu’ pura tradizione tonale, Renoir realizza gli spazi e i volumi solo con accostamenti di colori. La sua pennellata, in questo quadro, non e’ il solito tocco virgolettato ma si allunga in un andamento sinuoso e filamentoso. Si e’ molto discusso se questo quadro sia stato o non sia stato realizzato sul posto. La sua complessa elaborazione fanno ritenere che, in realta’, Renoir lo abbia realizzato nel suo studio. Esso, tuttavia, non perde alcunche’ di freschezza ed immediatezza percettiva. La sensazione e’ che il quadro sia il fotogramma di un film in continuo svolgimento. E cio’ serve appunto non a raccontare una storia ma ad esprimere in profondita’ una sensazione vitale.
Questo che rimane, probabilmente, il quadro piu’ celebre di Renoir e’ quasi la sintesi di tutto cio’ che l’impressionismo ha portato come carica innovativa nella pittura francese ed europea.

Colazione dei Canottieri

Pierre-Auguste Renoir, Colazione dei Canottieri, 1880-1882

La Colazione dei canottieri e’ un quadro realizzato pochi anni dopo il Bal au Moulin de la Galette e ne rappresenta per molti versi una variazione sul tema.
La tela raffigura un gruppo di amici sulla terrazza del ristorante Fournaise a Bougival, dove si ritrovavano abitualmente i canottieri che praticavano questo sport sul fiume Senna, ma anche attrici, pittori, ricchi borghesi, dame dell’alta societa’ e scrittori.
Il locale era frequentato anche dai pittori impressionisti e in questa tela Renoir rappresenta anche il pittore Gustave Caillebotte. La donna in primo piano, che ha tra le mani un cagnolino, e’ Aline Charigot, futura moglie di Renoir.
Il quadro e’ uno degli ultimi dipinti “impressionisti” di Renoir e di fatti gia’ si avverte un distacco dalle precedenti opere che si indirizza verso uno stile piu’ classicheggiante. Difatti, non vi e’ piu’ il suo caratteristico tocco un po’ filamentoso e le figure acquistano una solidita’ e una determinatezza piu’ classica. Anche gli effetti di luce sono meno curati, mentre vi e’ piu’ attenzione agli equilibri e all’armonia dei colori tra le varie superfici che compongono la tela. Il quadro offre uno spaccato della societa’ francese del diciannovesimo secolo e restituisce un’atmosfera di spontaneita’ e freschezza, dove i generi artistici tradizionali, quali la pittura di paesaggio, la natura morta e il ritratto, si incontrano. Il risultato e’ un dipinto che cattura l’atmosfera di un luogo idilliaco in cui un gruppo di amici condivide il piacere di un cibo genuino, del buon vino e della natura. Sembra che questa tela sia nata da una sorta di scommessa con Emile Zola. Lo scrittore aveva infatti sfidato gli impressionisti, criticati per la loro pittura superficiale e vaga, a creare una complessa scena di vita moderna, frutto di una lunga riflessione, che inaugurasse un nuovo stile pittorico. La “Colazione dei canottieri” fu la risposta di Renoir.

La Grenouillère

Pierre-Auguste Renoir, La Grenouillère, 1869

La Grenouillère ; il punto di vista è circa il medesimo di Monet ma mentre quest’ ultimo privilegia più l’immagine d’insieme, Renoir è maggiormente sensibile alle presenze umane che, pur con veloci pennellate, appaiono comunque più definite di quelle dell’amico. Renoir adotta una pennellata più minuta, frammentando la luce in piccole chiazzette di colore e conferendo all’insieme una sensazione di gioiosa vivacità. I suoi colori sono mobili e brillanti in continuo e mutevole rapporto reciproco e sempre sensibili agli infiniti filtraggi che la luce del sole subisce nell’attraversare le fronde degli alberi.

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Significa fingere di non capire o di non sapere qualcosa. La parola “gnorri” deriva dalla seconda persona dell’indicativo presente di ignorare (ignori) con la caduta della vocale iniziale e il raddoppiamento espressivo della r. Un’altra ipotesi la fa derivare dall’aggettivo toscano gnoro, nel senso di ignorante, con li “i” finale propria dei cognomi.

Tratto da “Focus Domande&Risposte”

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Si dice volo pindarico, in un qualsiasi discorso scritto o parlato, un passaggio rapido (appunto, un volo) da un argomento ad un altro, senza che sia espressa la connessione logica dell’uno con l’altro.

Enfatico. L’espressione fa riferimento allo stile enfatico e solenne del poeta lirico greco Pindaro ( Cinoscefale 518 a.C. – Argo 438 a.C.), caratterizzato da repentine svolte logiche, passaggi arditi e cambiamenti improvvisi, non sempre facili da intendersi, con cui era solito introdurre nelle proprie odi episodi del mito classico, pur nel contesto di una struttura poetica unitaria.

Tratto da “Focus Domande&Risposte”

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Il ganghero è uno dei due pezzi di cui è composta la cerniera di una porta o una finestra. In sostanza, è la parte cardine fissata al telaio o al muro su cui si infila il battente, permettendo a quest’ultimo di girare, in equilibrio.

Irato. Da qui l’espressione figurata “uscire dai gangheri”, “essere fuori dai gangheri”, nel significato di perdere o aver perso la pazienza per l’ira, la collera, il dispetto e agire o parlare sconsideratamente. Dal ganghero deriva anche “sgangherato”, nel senso di rovinato, danneggiato.

Tratto da “Focus Domande&Risposte”

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Una spiegazione risale alla mitologia scandinava: c’erano 12 semidei e poi arrivò il tredicesimo, Loki. Ma era crudele con gli uomini: da qui il 13, in quelle terre, è divenuto segno di malaugurio. Altri legano la superstizione al fatto che c’erano 13 persone all’Ultima Cena di Cristo, e il tredicesimo era Giuda.
Quanto al venerdì, forse è considerato infausto perché Cristo fu crocefisso in quel giorno. Per i musulmani, invece, è infausto perché è il giorno in cui Adamo ed Eva mangiarono il frutto proibito. Origini a parte, la credenza è diffusa in tutta Europa e America.

Tratto da “Focus Domande&Risposte”

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Si usa toccare ferro come gesto scaramantico perché si dall’antichità, in molte parti del mondo, questo metallo è considerato tra gli elementi con più valenza magica. All’origine di questa credenza ci sono diverse sue caratteristiche, vere o presunte: è stato uno dei primi metalli lavorati dall’uomo e viene estratto dalle viscere della terra, di cui è considerato figlio.

Difensivo. La sua durezza lo rende uno scudo ideale contro il pericolo. Per esempio nell’antichità, in Valsassina, borchie battenti di ferro vernivano posti sulle porte per scacciare l’orso che incarnava il male. Anche altri oggetti in ferro sono considerati amuleti. Per esempio il ferro di cavallo, che unisce le proprietà del metallo di cui è fatto alla forma a mezzaluna, simbolo legato a diverse divinità sia della cultura occidentale sia orientale. Il ferro però non è considerato solo un portafortuna. Nelle antiche religioni africane, il fatto che sia un tramite tra elementi con grande potere magico gli da una doppia valenza di avversario e strumento del male stesso.

Tratto da Il Sapientino, curiosità e stranezze dal mondo

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Già prima dell’invenzione dello specchio si riteneva che ogni superficie riflettente fosse dotata di proprietà magiche. L’uomo preistorico che vedeva la propria immagine riflessa nell’acqua di un lago o di uno stagno poteva pensare che si trattasse di un altro sé. Di conseguenza, qualunque disturbo arrecato al riflesso poteva significare un pericolo per la propria salute. La credenza si rinforzò con l’arrivo degli specchi: qui, vedendo la propria immagine distorta e spezzata nei frammenti di uno specchio rotto, diventava anche più facile credere a possibili conseguenze negative.

Sette anni. Furono gli antichi Romani a decidere che uno specchio rotto avrebbe causato 7 anni di guai: esisteva infatti all’epoca una credenza secondo cui la vita si rinnoverebbe ogni 7 anni. Poiché uno specchio rotto significava che la salute era stata spezzata, si concluse che sarebbero stati necessari 7 anni prima di tornare sani come prima.

Tratto da Il Sapientino, curiosità e stranezze dal mondo

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