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Botticelli fu un pittore italiano del 1400, le cui opere più famose sono:

  • La Nascita di Venere ; la dea Venere, nuda su una conchiglia, sorge dalla spuma del mare e viene sospinta e riscaldata dal soffio di Zefiro, il vento fecondatore, abbracciato a Clori, la ninfa che simboleggia la fisicità dell’atto d’amore. Sulla riva della spiaggia di Cipro, l’isola cara a Venere, Ora della Primavera, una delle ninfe che presiedono al mutare delle stagioni, porge alla dea un manto ricamato di fiori per proteggerla.

La Nascita di Venere

Botticelli, Nascita di Venere, 1483-1485

Il disegno è armonico, delicato; le linee sono elegantissime e creano, nelle onde appena increspate, nel gonfiarsi delle vesti, nel fluire armonico dei capelli della dea e nello stesso profilo della spiaggia, dei giochi decorativi sinuosi e aggraziati. I colori sono chiari e puri, le forme nette, raffinatissime e trovano la loro sublimazione nel nudo statuario e pudico della dea.

La nudità di Venere è esaltazione della bellezza classicamente intesa e, al contempo, della purezza dell’anima.

Il soffio vitale offerto dai due amanti, Zefiro e Clori e la vestizione da parte della ninfa sono i due lati ideali di un triangolo al vertice del quale si pone Venere che diviene, quindi, l’elemento mediano dell’intera scena e ci ammonisce sulla necessità di equilibrio, nell’esperienza amorosa, tra passione fisica e purezza spirituale, tra esaltazione dei sensi e elevazione dell’essenza. Un’interpretazione più accurata dell’opera porta a credere che la figura femminile abbracciata a Zefiro sia Bora, altro importante vento che spira sull’isola di Cipro. Venere, qui rappresentata nel momento del suo arrivo sull’isola (Afrodite è spesso definita la Cipride) è nata dal pene di Urano che dopo l’evirazione da parte di Crono è caduto in mare fondendosi alla schiuma delle onde. È questa quindi una rappresentazione della Venere Uranea o Celeste, ragion pura e bellezza più alta nei sensi, in contrapposizione con la Venere terrena della Primavera .

  • La PrimaveraSecondo l’interpretazione che ne diede Adolph Gaspary nel 1888, mutuata e articolata da Aby Warburg cinque anni dopo, le figure, partendo da sinistra sono:
    La Primavera

    Botticelli, La Primavera

    • Mercurio identificato dai calzari alati e dal caduceo rivolto verso il cielo;
    • le tre Grazie, figure mitologiche impegnate in una danza assai leggiadra;
    • La dea Venere che fa da asse alla composizione;
    • Cupido che volando sul capo della figura centrale è impegnato a dardeggiare una delle tre fanciulle quasi nude e guarnite di acconciature elaborate e diverse con perle;
    • Flora che unica del gruppo guarda direttamente l’osservatore e sembra intenta a spargere i suoi fiori all’esterno della scena;
    • Clori che produce i fiori primaverili dalla bocca;
    • Il vento Boreo (Zefiro), raffigurato con colori freddi mentre rincorre e tenta di catturare la sua sposa Clori.

    L’ipotesi più accreditata riguardo alle tre fanciulle danzanti, che costoro rappresentino le tre Grazie: quella di sinistra, dalla capigliatura ribelle, la Voluttà (Voluptas), quella centrale, dallo sguardo malinconico e dall’atteggiamento introverso, la Castità (Castitas), quella di destra, con al collo una collana che sostiene un’elegante prezioso pendente e dal velo sottile che le copre i capelli, la Bellezza (Pulchritudo).

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