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Posts Tagged ‘Munch’

Edvard Munch è stato un pittore norvegese. Uno dei massimi esponenti del Decadentismo e dell’espressionismo, visse fra l’Ottocento ed il Novecento.

L'Urlo

Edvard Munch, L'Urlo, 1893

L’urlo e’ il piu’ celebre quadro di Munch ed, in assoluto, uno dei piu’ famosi dell’espressionismo nordico. In esso e’ condensato tutto il rapporto angoscioso che l’artista Munch avverte nei confronti della vita. Lo spunto è decisamente autobiografico, poichè l’uomo in primo piano che urla e’ Munch stesso. Tuttavia, al di la’ della sua relativa occasionalita’, il quadro dell’urlo ha una indubbia capacita’ di trasmettere sensazioni universali. E cio’ soprattutto per il suo crudo stile pittorico. Il quadro presenta, in primo piano, l’uomo che urla. Lo taglia in diagonale il parapetto del ponte visto in fuga verso sinistra. Sulla destra vi e’ invece un innaturale paesaggio, desolato e poco accogliente. In alto il cielo e’ striato di un rosso molto drammatico. L’uomo e’ rappresentato in maniera molto visionaria. Ha un aspetto sinuoso e molle. Piu’ che ad un corpo, fa pensare ad uno spirito. La testa e’ completamente calva come un teschio ricoperto da una pelle mummificata. Gli occhi hanno uno sguardo allucinato e terrorizzato. Il naso e’ quasi assente, mentre la bocca si apre in uno spasmo innaturale. L’ovale della bocca e’ il vero centro compositivo del quadro. Da esso le onde sonore del grido mettono in movimento tutto il quadro: agitano sia il corpo dell’uomo sia le onde che definiscono il paesaggio e il cielo. Restano diritti solo il ponte e le sagome dei due uomini sullo sfondo. Sono sordi ed impassibili all’urlo che proviene dall’anima dell’uomo. Sono gli amici del pittore, incuranti della sua angoscia, a testimonianza della falsita’ dei rapporti umani. L’urlo di questo quadro e’ una intesa esplosione di energia psichica. E’ tutta l’angoscia che si racchiude in uno spirito tormentato che vuole esplodere in un grido liberatorio. Ma nel quadro non c’e’ alcun elemento che induca a credere alla liberazione consolatoria. L’urlo rimane solo un grido sordo che non puo’ essere avvertito dagli altri ma rappresenta tutto il dolore che vorrebbe uscire da noi, senza mai riuscirci. E cosi’ l’urlo diviene solo un modo per guardare dentro di se’, ritrovandovi angoscia e disperazione.

Sera nel Corso Karl Johann

Edvard Munch, Sera nel Corso Karl Johann, 1892

La Sera nel corso Karl Johann del 1892 è un’opera inquietante. Il passeggio per la via principale della città è visto come una processione di zombie in abiti alla moda. Tutte le fisionomie sono stravolte, hanno gli sguardi fissi, le teste ricordano dei teschi, hanno anche un colore bianco-giallastro, i corpi sembrano dei fantocci. Sembrano venire avanti inesorabilmente, come degli automi telecomandati, senza espressione, senza vita, senza umanità. Sulla destra la figura nera che cammina in direzione opposta. Eppure nonostante l’aspetto esile, – sembra un’ombra, non si vede il volto – ha un  aspetto pù umano, non è un essere svuotato e mostruoso come quelli in primo piano. Cammina, da solo, in silenzio va per la sua strada, sembra avere una volontà, una meta. E’ la metafora della libertà e dell’artista, che procede controcorrente e non viene compreso dalla società (mostruosa).

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