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Posts Tagged ‘rinascimento’

Michelangelo Buonarroti, vissuto nel 1500, è stato uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano, tra i protagonisti del Rinascimento e riconosciuto sin dai contemporanei come uno dei più grandi artisti di sempre.

Tra le sue opere più celebri possiamo trovare:

Il David

Michelangelo Buonarroti, Il David, 1501-1504

Il David ; scolpito tra il 1501 e l’inizio del 1504, è largamente considerato un capolavoro della scultura mondiale, in particolare del Rinascimento. È la scultura più nota nel mondo di Michelangelo. Alcuni artisti e storici dell’arte si spingono a dire che sia l’oggetto più bello creato dall’umanità.

Il David ritrae l’eroe biblico nel momento in cui si appresta ad affrontare Golia. La statua, di marmo bianco e alta 5,16 metri, è stata commissionata come simbolo della repubblica fiorentina. Si trova esposta alla Galleria dell’Accademia di Firenze.

  • Il Giudizio Universale ; affresco di dimensioni 13,7 x 12,2 m, realizzato tra il 1536 ed il 1541 per decorare la parete dietro l’altare della Cappella Sistina (Musei Vaticani).

Il Giudizio Universale

Michelangelo Buonaroti, Il Giudizio Universale, 1536-1541

La grandiosa composizione si incentra intorno alla figura dominante del Cristo, colto nell’attimo che precede quello in cui verrà emesso il verdetto del Giudizio Universale. Il suo gesto, imperioso e pacato, sembra al tempo stesso richiamare l’attenzione e placare l’agitazione circostante: esso dà l’avvio ad un ampio e lento movimento rotatorio in cui sono coinvolte tutte le figure. Ne rimangono escluse le due lunette in alto con gruppi di angeli recanti in volo i simboli della Passione (a sinistra la Croce, i dadi e la corona di spine; a destra la colonna della Flagellazione, la scala e l’asta con la spugna imbevuta di aceto). Accanto a Cristo è la Vergine, che volge il capo in un gesto di rassegnazione: ella infatti non può più intervenire nella decisione, ma solo attendere l’esito del Giudizio. È importante notare come lei guardi con dolcezza gli eletti al regno dei cieli, mentre il Cristo riservi uno sguardo duro e aspro a coloro che stanno scendendo negli inferi. Anche i Santi e gli Eletti, disposti intorno alle due figure della Madre e del Figlio, attendono con ansia di conoscere il verdetto.

Alcuni di essi sono facilmente riconoscibili: San Pietro con le due chiavi, prive delle nappe in quanto non servono più ad aprire e chiudere le porte dei cieli, San Lorenzo con la graticola, San Bartolomeocon la propria pelle – nella quale, nel 1925, il medico e umanista calabrese Francesco La Cava riconobbe l’autoritratto di Michelangelo -, Santa Caterina d’Alessandria con la ruota dentata, San Sebastiano inginocchiato con le frecce in mano.

Nella fascia sottostante, al centro gli angeli dell’apocalisserisvegliano i morti al suono delle lunghe trombe; a sinistra i risorti in ascesa verso il cielo recuperano i corpi (resurrezione della carne), a destra angeli e demoni fanno a gara per precipitare i dannati nell’inferno. Infine, in basso Caronte a colpi di remo insieme ai demoni fa scendere i dannati dalla sua imbarcazione per condurli davanti al giudice infernaleMinosse, con il corpo avvolto dalle spire del serpente. È evidente in questa parte il riferimento all’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Michelangelo immagina la scena senza nessuna partizione architettonica: l’insieme è governato da un doppio vortice verticale, ascendente e discendente. Ancora una volta l’artista concentra la propria attenzione sul corpo umano, sulla sua perfezione celeste e sulla sua deformazione tragica. La figura prevalente è la figura ellittica, come la mandorla di luce in cui è inscritto il Cristo o il risultato complessivo delle spinte di salita e di discesa, salvo alcune eccezioni, come la sfericità della banda centrale degli angeli con le tube o la triangolarità dei santi ai piedi di Cristo Giudice. Il tema, metaforizzato nella tempesta e nel caos del dipinto, si presta bene alla tormentata religiosità di quegli anni, caratterizzati da contrasti, sia teologici che armati, fra Cattolici e Protestanti e la soluzione di Michelangelo non nasconde il senso di una profonda angoscia nei confronti dell’ultima sentenza. Il Buonarroti si pone in modo personalissimo nei confronti del dibattito religioso, sposando le teorie di un circolo ristretto di intellettuali che auspicava una riconciliazione fra Cristiani dopo una riforma interna della Chiesa stessa. La figura seduta su di una nuvola e con il capo rivolto verso Dio, probabilmente è l’autoritratto di Michelangelo, il quale ha in mano la sua pelle, simbolo del peccato del quale ora è privato.

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Leonardo Da Vinci è stato un artista, scienziato e pittore italiano della seconda metà del Quattrocento.Uomo d’ingegno e talento universale del Rinascimento italiano, incarnò in pieno lo spirito universalista della sua epoca, portandolo alle maggiori forme di espressione nei più disparati campi dell’arte e della conoscenza. Fu pittore, scultore, architetto, ingegnere,anatomista, letterato, musicista e inventore, ed è considerato uno dei più grandi geni dell’umanità.

Il suo dipinto più famoso, nonché più enigmatico è la Gioconda ( detta anche Monna Lisa ) ; attualmente conservata nel museo del Louvre a Parigi, dove rappresenta l’attrazione principale, è senza alcun dubbio l’opera più famosa di Leonardo da Vinci e uno dei quadri più celebri della storia dell’arte. Fu denominata “ La Gioconda” nel 1625 da Cassiano del Pozzo, ma fuori dall’Italia è conosciuta col nome che gli diede nel 1550 lo storico Giorgio Vasari: “ La Monna Lisa”.

Numerose le disquisizioni intorno all’identità del soggetto. Secondo alcuni critici si tratta di Lisa Gherardini, moglie del commerciante fiorentino Francesco del Giocondo; secondo altri fu l’amante di Giuliano de Medici, che commissionò il quadro; per altri non è che il simbolo della natura femminile, intesa in senso lato come nobile, pacifica e serena; per altri ancora la persona rappresentata sarebbe la madre dello stesso Leonardo da Vinci.

La donna appare in primo piano, il volto raffigurato quasi frontalmente e il corpo girato di tre quarti. La mano destra si posa con leggerezza sulla sinistra e s’accomoda sul bracciolo di un ampio sedile. Diversamente dalla maggior parte dei ritratti rinascimentali, la Monna Lisa non indossa gioielli appariscenti, vesti di pizzo o complesse acconciature: è invece priva di ornamenti, i capelli sciolti le scoprono il viso e sono coperti da un delicatissimo velo, e le sopracciglia sono depilate secondo la moda del tempo.

La Gioconda

Da Vinci, La Gioconda


L’espressione della dama – su cui fiumi di scrittori e critici spesero mille parole – appare dolce ed enigmatica al tempo stesso. Nonostante le labbra siano increspate in un timido sorriso, non si avverte nessuna contrazione dei muscoli facciali, e dunque il sorriso appare più come risultato di una condizione interiore che come elemento fisico. 
Dietro alla
Gioconda si apre un paesaggio ricco e variegato, illuminato da una forte luce diffusa che esalta le bellezze naturali e il contorno della capigliatura della donna. Il panorama che si scorge non è un ambiente concreto e determinato: sembra quasi essere la sovrapposizione di due territori separati verticalmente dal volto della Monna Lisa. Le linee del laghetto montano, dei sentieri e delle rocce non si corrispondono perfettamente, presentando una discontinuità tra la parte a destra e quella a sinistra.
Com’è tipico nella produzione
leonardesca, anche in questo caso l’impianto compositivo è studiato secondo le più precise regole geometriche e prospettiche. La figura della dama si iscrive in un cono tronco, e le linee verticali dei picchi si pongono in equilibrio con quelle orizzontali delle braccia conserte. Il contorno morbido dell’abito richiama la curva dolce del sentiero di montagna; le pieghe delle maniche sono le stesse delle onde del lago e delle fronde degli alberi. Anche i colori si inseriscono in questo schema di richiami e giustapposizioni: il bronzo del vestito si intona con quello della terra e delle rocce, mentre il chiarore pallido dell’incarnato si pone in netto contrasto con le tinte scure e vivaci del panorama alpino.
Attenuando il chiaroscuro,
Leonardo da Vinci utilizza la tecnica dello sfumato, da lui inventata durante il primo periodo fiorentino ed applicata in quasi tutte le sue opere. 
Le ombre dell’opera, infine, sono colorate, come le dipinsero gli impressionisti tre secoli più tardi: un’altra dimostrazione della notevole capacità anticipatoria e rivoluzionatrice del genio leonardesco.

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